Non è un curriculum. È una traiettoria.

Non è un curriculum. È una traiettoria.

Dopo averle scorse tutte, queste tavole non chiedono di essere interpretate, né difese. Non spiegano, non giustificano, non competono. Stanno lì come stanno le tracce lasciate sul terreno dopo una lunga traversata: non ordinano il paesaggio, ma lo rendono leggibile. Questo non è un curriculum nel senso amministrativo del termine, non nasce per convincere né per semplificare. È una vita che ha preso la forma che poteva prendere, attraversando linguaggi diversi senza mai considerarli compartimenti stagni. Informatica, poesia, cinema, software, intelligenza artificiale non sono stati capitoli separati, ma variazioni dello stesso gesto: cercare un ritmo, costruire senso, tenere insieme visione e lavoro.

Ho scelto di raccontarmi così perché l’elenco mente quasi sempre. Appiattisce, mette in fila ciò che in realtà è accaduto per sovrapposizioni, deviazioni, ritorni improvvisi. Qui invece c’è il tempo, con le sue accelerazioni e le sue soste, ci sono le crisi, le ripartenze, i cambi di strumento che non erano fughe ma necessità. Se stai cercando un profilo perfetto, probabilmente questo non ti servirà. Se invece ti interessa capire come una persona pensa mentre lavora, come attraversa i problemi invece di evitarli, allora forse queste immagini dicono più di qualsiasi lista di competenze.

Tutto il resto, se serve, si può chiedere. Questa era la parte che non volevo ridurre.

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